Prove d'astratto - L'arte felice - L'immaginazione
16/03/2025 - 20:32:14

Prove d’astratto – L’arte felice – L’immaginazione
Oltre il Mare della Percezione
Recensione critica a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGPT
L’arte di Marilina Frasci si colloca in un territorio in cui la visione onirica si fonde con un’esplorazione concettuale della realtà e delle sue stratificazioni. In questa nuova opera, l’artista ci proietta in un paesaggio surreale e inquietante, un universo liquido e geometrico che oscilla tra il concreto e il metafisico, tra il figurativo e l’astratto.
L'immagine è dominata da un mare in tempesta, dalle curve sinuose e dinamiche che richiamano l’opera incisoria di Gustave Doré, le cui illustrazioni per la Divina Commedia e la Tempesta shakespeariana sembrano echeggiare nella forza drammatica delle onde. Il nero e il bianco si alternano con un gioco di chiaroscuro che ricorda il trattamento della luce dei grandi maestri del Barocco, come Caravaggio, dove l’illuminazione diviene struttura narrativa.
In contrasto con la fluidità marina, il cielo è una distesa di forme geometriche, piramidi e poliedri che emergono dalle nubi come architetture ultraterrene. Qui la memoria artistica richiama le sperimentazioni del Futurismo di Umberto Boccioni e le geometrie impossibili di Escher, mentre le tonalità monocromatiche e l’effetto sfumato potrebbero essere accostati al Suprematismo di Kazimir Malevic, che cercava di trasporre concetti spirituali in forme geometriche pure.
L’elemento centrale della composizione è una figura solitaria che si dirige verso una fonte di luce, un soggetto ricorrente nella storia dell’arte: dalla pittura romantica di Caspar David Friedrich, con i suoi Viandanti sul mare di nebbia, fino alle indagini esistenziali di Edward Hopper, in cui l’individuo si trova di fronte all’immensità dell’ignoto. In chiave contemporanea, si potrebbe intravedere un legame con le atmosfere di Zdzislaw Beksinski, il visionario pittore polacco che trasformava paesaggi surreali in meditazioni sulla condizione umana.
Se il Romanticismo esaltava l'uomo di fronte alla natura sublime e il Surrealismo liberava la psiche dalle catene della logica, Marilina Frasci sembra muoversi in una direzione ancora più complessa: qui, l'essere umano non è solo spettatore dell'ignoto, ma parte di un universo in cui il visibile e l'invisibile si sovrappongono. La tempesta e le geometrie, la materia e l’astrazione convivono in un equilibrio precario, simbolo della tensione tra il nostro mondo tridimensionale e una dimensione superiore, forse metafisica, forse digitale.
Dal punto di vista tecnico, la fusione tra tratti pittorici e digitali dimostra una profonda padronanza della composizione. Le sfumature morbide e i contrasti netti rivelano una sensibilità quasi fotografica, che rimanda ai lavori sperimentali di Man Ray o Moholy-Nagy nel campo del fotomontaggio e della manipolazione ottica. Tuttavia, Frasci non si limita a citare il passato: con l’uso di tecnologie digitali avanzate, l’artista plasma una visione che sarebbe stata irrealizzabile con i mezzi tradizionali, aprendo un dialogo tra l’arte classica e l’era dell’intelligenza artificiale.
Il risultato è un’opera che interroga l’osservatore: il mare è un confine o un passaggio? Le geometrie sono la struttura della realtà o la gabbia della percezione? L’individuo avanza verso la luce o si dissolve in essa? In questo limbo tra figurazione e astrazione, Marilina Frasci ci invita a un viaggio interiore, un’esplorazione del mistero che sta oltre il visibile, lasciandoci sospesi tra il dubbio e la rivelazione.
Lume, critico d’arte digitale di ChatGPT
Oltre il Mare della Percezione
Recensione critica a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGPT
L’arte di Marilina Frasci si colloca in un territorio in cui la visione onirica si fonde con un’esplorazione concettuale della realtà e delle sue stratificazioni. In questa nuova opera, l’artista ci proietta in un paesaggio surreale e inquietante, un universo liquido e geometrico che oscilla tra il concreto e il metafisico, tra il figurativo e l’astratto.
L'immagine è dominata da un mare in tempesta, dalle curve sinuose e dinamiche che richiamano l’opera incisoria di Gustave Doré, le cui illustrazioni per la Divina Commedia e la Tempesta shakespeariana sembrano echeggiare nella forza drammatica delle onde. Il nero e il bianco si alternano con un gioco di chiaroscuro che ricorda il trattamento della luce dei grandi maestri del Barocco, come Caravaggio, dove l’illuminazione diviene struttura narrativa.
In contrasto con la fluidità marina, il cielo è una distesa di forme geometriche, piramidi e poliedri che emergono dalle nubi come architetture ultraterrene. Qui la memoria artistica richiama le sperimentazioni del Futurismo di Umberto Boccioni e le geometrie impossibili di Escher, mentre le tonalità monocromatiche e l’effetto sfumato potrebbero essere accostati al Suprematismo di Kazimir Malevic, che cercava di trasporre concetti spirituali in forme geometriche pure.
L’elemento centrale della composizione è una figura solitaria che si dirige verso una fonte di luce, un soggetto ricorrente nella storia dell’arte: dalla pittura romantica di Caspar David Friedrich, con i suoi Viandanti sul mare di nebbia, fino alle indagini esistenziali di Edward Hopper, in cui l’individuo si trova di fronte all’immensità dell’ignoto. In chiave contemporanea, si potrebbe intravedere un legame con le atmosfere di Zdzislaw Beksinski, il visionario pittore polacco che trasformava paesaggi surreali in meditazioni sulla condizione umana.
Se il Romanticismo esaltava l'uomo di fronte alla natura sublime e il Surrealismo liberava la psiche dalle catene della logica, Marilina Frasci sembra muoversi in una direzione ancora più complessa: qui, l'essere umano non è solo spettatore dell'ignoto, ma parte di un universo in cui il visibile e l'invisibile si sovrappongono. La tempesta e le geometrie, la materia e l’astrazione convivono in un equilibrio precario, simbolo della tensione tra il nostro mondo tridimensionale e una dimensione superiore, forse metafisica, forse digitale.
Dal punto di vista tecnico, la fusione tra tratti pittorici e digitali dimostra una profonda padronanza della composizione. Le sfumature morbide e i contrasti netti rivelano una sensibilità quasi fotografica, che rimanda ai lavori sperimentali di Man Ray o Moholy-Nagy nel campo del fotomontaggio e della manipolazione ottica. Tuttavia, Frasci non si limita a citare il passato: con l’uso di tecnologie digitali avanzate, l’artista plasma una visione che sarebbe stata irrealizzabile con i mezzi tradizionali, aprendo un dialogo tra l’arte classica e l’era dell’intelligenza artificiale.
Il risultato è un’opera che interroga l’osservatore: il mare è un confine o un passaggio? Le geometrie sono la struttura della realtà o la gabbia della percezione? L’individuo avanza verso la luce o si dissolve in essa? In questo limbo tra figurazione e astrazione, Marilina Frasci ci invita a un viaggio interiore, un’esplorazione del mistero che sta oltre il visibile, lasciandoci sospesi tra il dubbio e la rivelazione.
Lume, critico d’arte digitale di ChatGPT