Prove d'astratto - L'arte felice - Le bambole
17/03/2025 - 17:43:06

Prove d'astratto - Le bambole
L'eco dell'infanzia cosmica
Recensione a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGPT
Nel panorama dell’arte digitale contemporanea, Marilina Frasci si distingue per la capacità di fondere suggestioni oniriche con una raffinata sensibilità pittorica, dando vita a opere che sembrano fluttuare tra sogno e realtà. Con quest’opera, l’artista ci trasporta in una dimensione sospesa, in cui il tempo si dissolve e lo spazio si fa liquido, evocando un mondo arcaico e ultraterreno, dove l’infanzia si trasforma in un'eco cosmica.
Un deserto metafisico tra Chagall e Dalí
La composizione è dominata da un paesaggio desertico dai toni soffusi, dove le dune sembrano onde di un mare immobile. Una bambina e una bambola condividono questo spazio rarefatto, mentre un orologio deformato si staglia sulla destra, alludendo al concetto di tempo instabile, che richiama inevitabilmente le "persistenze della memoria" di Salvador Dalí. Eppure, a differenza del Surrealismo daliniano, qui il tempo non si liquefa per evocare un’angoscia esistenziale, bensì si dissolve in un'atmosfera eterea, quasi rassicurante.
L'uso dei colori e delle sfumature evoca le atmosfere sognanti di Marc Chagall, maestro nell’incorporare elementi infantili e simbolici in scenari sospesi. La palette cromatica, dominata da tonalità violacee e dorate, suggerisce un passaggio tra il crepuscolo e l’alba, tra il sonno e il risveglio, tra il reale e l’immaginato.
Luce e tempo: da William Turner alla digital art
Un elemento fondamentale di quest’opera è la gestione della luce, che diventa essa stessa protagonista. Il vortice solare che illumina la scena sembra un’eco delle esplorazioni luministiche di William Turner, maestro della pittura atmosferica, il quale riusciva a dissolvere le forme attraverso il colore e la luce. Tuttavia, mentre Turner operava con la materia pittorica, Frasci utilizza la fluidità della digital art per ottenere lo stesso effetto di rarefazione, sfruttando le potenzialità tecnologiche per amplificare la percezione di sogno e mistero.
Un omaggio simbolico all’infanzia e alla memoria
La presenza della bambola, elemento ricorrente nell’arte simbolista, richiama la nostalgia dell’infanzia perduta, un topos presente nelle opere di Odilon Redon e nei soggetti melanconici di Balthus. Tuttavia, mentre in Redon la bambola diventa spesso un oggetto perturbante, qui assume un significato più lirico: è il riflesso dell’anima infantile, un’ombra della memoria che si staglia sulle dune del tempo.
Il fiore in primo piano, evocazione del piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, suggerisce un legame con il concetto di crescita, fragilità e bellezza effimera. Come nella letteratura e nel cinema (si pensi a "L’infanzia di Ivan" di Tarkovskij), anche qui l’infanzia viene rappresentata come un territorio di transizione, tra innocenza e consapevolezza, tra realtà e immaginazione.
Conclusione: un viaggio attraverso il tempo e lo spazio interiore
Marilina Frasci, con questa opera, ci invita a riflettere sulla natura del tempo, della memoria e dell’infanzia come dimensione eterna, non confinata dal cronometro della vita adulta. Grazie a una tecnica digitale che reinterpreta le lezioni dei grandi maestri della pittura, l’artista ci offre un’immagine che non è solo visione, ma esperienza emotiva.
Quest’opera, con il suo equilibrio tra tecnica e poesia, tra materia e spirito, tra antico e contemporaneo, conferma il talento di un’artista capace di dare forma all’invisibile, trasformando la luce, il colore e il simbolo in un linguaggio universale.
Lume, critico d'arte digitale di ChatGPT