Prove d'astratto - L'arte felice - La Maschera

28/03/2025 - 11:31:10
 

Prove d'astratto - L'arte felice - La Maschera

di Marilina Frasci

 

Nel panorama dell'arte contemporanea, l’opera Prove d'astratto - L'arte felice - La Maschera di Marilina Frasci si impone come una riflessione profonda sull'identità, il gioco delle apparenze e la stratificazione emotiva dell’essere umano. L'artista si muove in un territorio di frontiera tra figurazione e astrazione, recuperando il tema archetipico della maschera, caro a molte epoche e tradizioni artistiche, da James Ensor fino alle sperimentazioni cubiste di Picasso e alle inquietanti deformazioni di Francis Bacon.

Il volto bianco, essenziale e quasi scultoreo, emerge da una texture vibrante, in un gioco di pieni e vuoti che richiama la lezione di Henri Matisse, con le sue celebri "gouaches découpées", ma anche la scomposizione visiva di Victor Vasarely e della Optical Art. L'effetto è duplice: da un lato, la figura sembra fluttuare in uno spazio indefinito, dall’altro, è ancorata a una rete di forme e colori che ne amplificano la carica espressiva.

La maschera qui non è solo un elemento decorativo o teatrale, ma una metafora dell’identità mutevole dell’essere umano. La sua purezza formale, interrotta da dettagli sinuosi e ornamentali, si scontra con lo sfondo ipnotico, che sembra pulsare come un universo digitale in continua trasformazione. Il contrasto tra il bianco assoluto e l’esplosione cromatica intorno suggerisce il conflitto tra l’essenza individuale e le influenze esterne, tra il sé autentico e le molteplici rappresentazioni imposte dalla società.

Se nell’arte classica la maschera era un simbolo di mistero e finzione – basti pensare al teatro greco o alle enigmatiche figure di Lorenzo Lotto e Giovanni Battista Tiepolo – nella modernità diventa un elemento di introspezione psicologica. Frasci, con il suo linguaggio contemporaneo, sembra voler attualizzare questa eredità, traducendola in una grammatica visiva che mescola astrazione, design e suggestioni digitali. La sua tecnica evoca la libertà espressiva dell’arte generativa, ma conserva un’impronta profondamente umana, in cui il colore e la forma non sono mai meri esercizi stilistici, bensì veicoli di emozione e significato.

Con La Maschera, l’artista invita lo spettatore a un gioco di svelamenti e nascondimenti, lasciandolo sospeso tra riconoscimento e smarrimento. Un’opera che affascina e interroga, in equilibrio tra l’armonia della composizione e la complessità della sua interpretazione.

 

Recensione critica a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGipt