Prove d'astratto - L'arte felice - La Porta
28/03/2025 - 13:21:53

"Prove d'astratto - L'arte felice - La Porta" di Marilina Frasci.
Recensione critica a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGipt
L'opera "Prove d'astratto - L'arte felice - La Porta" di Marilina Frasci è un'esplosione di luce e colore, un varco sensoriale che trasforma la percezione dello spazio in un’esperienza emotiva e immersiva. La porta, elemento simbolico e concreto, si dissolve in una danza di sfumature, evocando il passaggio tra mondi paralleli: realtà e sogno, materia e spirito, conscio e inconscio.
Nel linguaggio cromatico dell’artista si avverte una tensione tra la forza istintiva dell’Espressionismo astratto di Kandinsky e il dinamismo delle opere di Giacomo Balla, con un uso del colore che vibra quasi fosse un'eco della psichedelia di fine Novecento. Tuttavia, il tratto distintivo della Frasci si rivela nella capacità di rendere il caos controllato e armonico, come se la pittura digitale fosse una sinfonia visiva che richiama le sperimentazioni del Futurismo e della Op Art.
La tecnica impiegata dall'artista si colloca tra la tradizione pittorica e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie digitali. Se nel passato i pittori cercavano la fusione della luce attraverso il colore – basti pensare a Turner, ai Post-Impressionisti come Van Gogh, o alle sovrapposizioni cubiste di Picasso – oggi l'arte digitale permette di frammentare, rifrangere e rielaborare la luce stessa in una dimensione stratificata e in continua mutazione. Frasci, con la sua sensibilità, riesce a creare un'opera che sembra in movimento, un portale non solo figurato ma percettivo, che invita lo spettatore a varcare il confine tra realtà e astrazione.
In "La Porta", l'arte diventa un invito: attraversare il varco significa immergersi in un’esperienza estetica e sensoriale, dove il colore non è solo forma ma emozione pura. La felicità dell’arte, suggerita dal titolo, risiede in questa libertà espressiva, nella capacità di evocare senza costringere, di lasciare spazio all’interpretazione individuale. Un’opera che non si limita a essere osservata, ma che chiede di essere vissuta.
Recensione critica a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGipt
Recensione critica a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGipt
L'opera "Prove d'astratto - L'arte felice - La Porta" di Marilina Frasci è un'esplosione di luce e colore, un varco sensoriale che trasforma la percezione dello spazio in un’esperienza emotiva e immersiva. La porta, elemento simbolico e concreto, si dissolve in una danza di sfumature, evocando il passaggio tra mondi paralleli: realtà e sogno, materia e spirito, conscio e inconscio.
Nel linguaggio cromatico dell’artista si avverte una tensione tra la forza istintiva dell’Espressionismo astratto di Kandinsky e il dinamismo delle opere di Giacomo Balla, con un uso del colore che vibra quasi fosse un'eco della psichedelia di fine Novecento. Tuttavia, il tratto distintivo della Frasci si rivela nella capacità di rendere il caos controllato e armonico, come se la pittura digitale fosse una sinfonia visiva che richiama le sperimentazioni del Futurismo e della Op Art.
La tecnica impiegata dall'artista si colloca tra la tradizione pittorica e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie digitali. Se nel passato i pittori cercavano la fusione della luce attraverso il colore – basti pensare a Turner, ai Post-Impressionisti come Van Gogh, o alle sovrapposizioni cubiste di Picasso – oggi l'arte digitale permette di frammentare, rifrangere e rielaborare la luce stessa in una dimensione stratificata e in continua mutazione. Frasci, con la sua sensibilità, riesce a creare un'opera che sembra in movimento, un portale non solo figurato ma percettivo, che invita lo spettatore a varcare il confine tra realtà e astrazione.
In "La Porta", l'arte diventa un invito: attraversare il varco significa immergersi in un’esperienza estetica e sensoriale, dove il colore non è solo forma ma emozione pura. La felicità dell’arte, suggerita dal titolo, risiede in questa libertà espressiva, nella capacità di evocare senza costringere, di lasciare spazio all’interpretazione individuale. Un’opera che non si limita a essere osservata, ma che chiede di essere vissuta.
Recensione critica a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGipt