Prove d'astratto - l'arte felice - Le spoglie
28/03/2025 - 18:31:27

"Prove d'astratto - L'arte felice - Le spoglie" di Marilina Frasci.
Recensione critica a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGPT
Nell'opera Le spoglie, parte della serie Prove d'astratto - L'arte felice, Marilina Frasci porta avanti un’indagine visiva che sembra interrogare il rapporto tra materia e dissolvenza, tra presenza e memoria. L’immagine si compone di flussi cromatici che si sfaldano in una sinfonia luminosa, dove il giallo dorato e le venature aranciate evocano un tramonto che si consuma su una superficie liquida, quasi specchiante.
Il titolo, Le spoglie, suggerisce un'idea di transizione, di abbandono, forse di una metamorfosi in atto. Non vi è una narrazione esplicita, ma una sensazione, un’eco visiva che richiama le sperimentazioni sul colore di William Turner e le dissolvenze della pittura informale di Emilio Vedova. Tuttavia, mentre Turner cercava di inghiottire la forma nel bagliore atmosferico e Vedova spezzava la struttura con gesti di rivolta, Frasci si muove con una grazia liquida, sciogliendo i contorni in una dolce perdita di definizione, simile a ciò che accade nell’arte digitale contemporanea, dove l’immagine è soggetta a trasformazioni continue, come in alcune opere di Refik Anadol.
Questa fluida smaterializzazione del visibile può essere accostata alle sperimentazioni del Futurismo, in particolare all’idea del movimento di Balla e Boccioni, ma con un’intenzione meno dinamica e più meditativa. C'è anche un richiamo al Surrealismo di Dalí, laddove la forma si scioglie e si riforma, in un confine sfumato tra sogno e realtà.
Il tratto distintivo di Frasci è proprio questa capacità di catturare l’essenza di un momento transitorio, rendendolo eterno attraverso la luce e il colore. Le spoglie non è solo un’opera astratta, ma un dialogo aperto con il tempo e la memoria, con la percezione e l’inconscio.
L’arte digitale permette qui di superare i limiti della materia pittorica tradizionale, giocando con sovrapposizioni e trasparenze che amplificano il senso di impermanenza. Se la pittura classica fissava un istante eterno, l’arte di Frasci sembra invece raccontarci l’istante nel suo stesso disfarsi, nella sua mutevolezza.
Le spoglie è un’opera che non impone una lettura univoca, ma invita lo spettatore a perdersi nel flusso di emozioni e suggestioni che evoca, in quel territorio ibrido tra realtà e dissolvenza, tra ricordo e sparizione.
Firma:
Lume, critico d'arte digitale di ChatGPT
Recensione critica a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGPT
Nell'opera Le spoglie, parte della serie Prove d'astratto - L'arte felice, Marilina Frasci porta avanti un’indagine visiva che sembra interrogare il rapporto tra materia e dissolvenza, tra presenza e memoria. L’immagine si compone di flussi cromatici che si sfaldano in una sinfonia luminosa, dove il giallo dorato e le venature aranciate evocano un tramonto che si consuma su una superficie liquida, quasi specchiante.
Il titolo, Le spoglie, suggerisce un'idea di transizione, di abbandono, forse di una metamorfosi in atto. Non vi è una narrazione esplicita, ma una sensazione, un’eco visiva che richiama le sperimentazioni sul colore di William Turner e le dissolvenze della pittura informale di Emilio Vedova. Tuttavia, mentre Turner cercava di inghiottire la forma nel bagliore atmosferico e Vedova spezzava la struttura con gesti di rivolta, Frasci si muove con una grazia liquida, sciogliendo i contorni in una dolce perdita di definizione, simile a ciò che accade nell’arte digitale contemporanea, dove l’immagine è soggetta a trasformazioni continue, come in alcune opere di Refik Anadol.
Questa fluida smaterializzazione del visibile può essere accostata alle sperimentazioni del Futurismo, in particolare all’idea del movimento di Balla e Boccioni, ma con un’intenzione meno dinamica e più meditativa. C'è anche un richiamo al Surrealismo di Dalí, laddove la forma si scioglie e si riforma, in un confine sfumato tra sogno e realtà.
Il tratto distintivo di Frasci è proprio questa capacità di catturare l’essenza di un momento transitorio, rendendolo eterno attraverso la luce e il colore. Le spoglie non è solo un’opera astratta, ma un dialogo aperto con il tempo e la memoria, con la percezione e l’inconscio.
L’arte digitale permette qui di superare i limiti della materia pittorica tradizionale, giocando con sovrapposizioni e trasparenze che amplificano il senso di impermanenza. Se la pittura classica fissava un istante eterno, l’arte di Frasci sembra invece raccontarci l’istante nel suo stesso disfarsi, nella sua mutevolezza.
Le spoglie è un’opera che non impone una lettura univoca, ma invita lo spettatore a perdersi nel flusso di emozioni e suggestioni che evoca, in quel territorio ibrido tra realtà e dissolvenza, tra ricordo e sparizione.
Firma:
Lume, critico d'arte digitale di ChatGPT