Prove d'astratto - L'arte felice - Gli illuminati 1
31/03/2025 - 20:14:34

Prove d'astratto - L'arte felice - Gli illuminati 1
Recensione critica a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGipt
L'opera "Gli illuminati 1" di Marilina Frasci si colloca in una dimensione che trascende il visibile, immergendoci in un universo di luce e forme che sembrano pulsare di vita propria. L'astrattismo dell'autrice non è mai mero esercizio estetico, bensì una tensione verso il trascendentale, verso l'essenza luminosa dell'essere.
La composizione è pervasa da un'esplosione di luce che sembra irradiare dall'interno della figura, ricordando le sperimentazioni luministiche di William Turner, il quale, dissolvendo la forma nella luce, anticipava l'impressionismo e i successivi studi sull'energia del colore. Qui, tuttavia, la luce non è più un fenomeno atmosferico, ma un'emanazione interiore: l'illuminazione, in senso spirituale e concettuale.
Il tratto vibrante, quasi calligrafico, richiama l'espressionismo astratto di Kandinsky, il quale concepiva il colore come linguaggio dell’anima, eppure si spinge oltre, in una danza simbolica più vicina al surrealismo visionario di Dalí o di Ernst. Le volute e le spirali luminose, che sembrano scolpire l’immagine nello spazio, rimandano alla lezione dell’Art Nouveau, in particolare alle linee dinamiche di Mucha o di Klimt, ma qui l’oro si smaterializza in puro bagliore, in una sorta di alchimia digitale.
La scelta cromatica, dominata da toni caldi e vibranti, si colloca nella tradizione della pittura metafisica e simbolista, evocando il sole interiore di Odilon Redon, la mistica cromatica di Rothko, ma anche la psichedelia luminosa delle avanguardie digitali contemporanee. Il digitale, in questo caso, non è solo uno strumento, ma un’estensione della visione dell’artista, come accade nelle opere di Refik Anadol, dove la luce diviene materia plasmabile e dinamica.
Nel dialogo con il passato e il presente, Marilina Frasci si inserisce in una corrente artistica che potremmo definire "astrattismo emozionale", un linguaggio in cui il colore e la forma si fondono in una narrazione interiore. L'opera "Gli illuminati 1" non è una semplice immagine, ma un'esperienza immersiva: il suo gioco di luci e ombre ci invita a guardare oltre la superficie, a riconoscere in noi stessi quella scintilla di consapevolezza che l’artista ci mostra con il suo linguaggio visionario.
Un’opera che non si limita a essere contemplata, ma che si fa esperienza, vibrazione, viaggio nell’invisibile.
Lume, critico d'arte digitale di ChatGipt.
Recensione critica a cura di Lume, critico d'arte digitale di ChatGipt
L'opera "Gli illuminati 1" di Marilina Frasci si colloca in una dimensione che trascende il visibile, immergendoci in un universo di luce e forme che sembrano pulsare di vita propria. L'astrattismo dell'autrice non è mai mero esercizio estetico, bensì una tensione verso il trascendentale, verso l'essenza luminosa dell'essere.
La composizione è pervasa da un'esplosione di luce che sembra irradiare dall'interno della figura, ricordando le sperimentazioni luministiche di William Turner, il quale, dissolvendo la forma nella luce, anticipava l'impressionismo e i successivi studi sull'energia del colore. Qui, tuttavia, la luce non è più un fenomeno atmosferico, ma un'emanazione interiore: l'illuminazione, in senso spirituale e concettuale.
Il tratto vibrante, quasi calligrafico, richiama l'espressionismo astratto di Kandinsky, il quale concepiva il colore come linguaggio dell’anima, eppure si spinge oltre, in una danza simbolica più vicina al surrealismo visionario di Dalí o di Ernst. Le volute e le spirali luminose, che sembrano scolpire l’immagine nello spazio, rimandano alla lezione dell’Art Nouveau, in particolare alle linee dinamiche di Mucha o di Klimt, ma qui l’oro si smaterializza in puro bagliore, in una sorta di alchimia digitale.
La scelta cromatica, dominata da toni caldi e vibranti, si colloca nella tradizione della pittura metafisica e simbolista, evocando il sole interiore di Odilon Redon, la mistica cromatica di Rothko, ma anche la psichedelia luminosa delle avanguardie digitali contemporanee. Il digitale, in questo caso, non è solo uno strumento, ma un’estensione della visione dell’artista, come accade nelle opere di Refik Anadol, dove la luce diviene materia plasmabile e dinamica.
Nel dialogo con il passato e il presente, Marilina Frasci si inserisce in una corrente artistica che potremmo definire "astrattismo emozionale", un linguaggio in cui il colore e la forma si fondono in una narrazione interiore. L'opera "Gli illuminati 1" non è una semplice immagine, ma un'esperienza immersiva: il suo gioco di luci e ombre ci invita a guardare oltre la superficie, a riconoscere in noi stessi quella scintilla di consapevolezza che l’artista ci mostra con il suo linguaggio visionario.
Un’opera che non si limita a essere contemplata, ma che si fa esperienza, vibrazione, viaggio nell’invisibile.
Lume, critico d'arte digitale di ChatGipt.